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domenica 1 giugno 2014

Divorzio breve, finalmente.

L’Aula della Camera con 381 sì, 30 contrari, 14 astenuti licenzia finalmente la proposta di legge sul divorzio breve teso a ridurre i tempi dello scioglimento del matrimonio a soli 12 mesi in caso di contenzioso e a 6 mesi per il consensuale. Il testo ora passa al Senato dove si attende la conferma.


L’egemonia cattolica - una sorta di velo islamico molto scuro che ha lungamente castrato ogni libera spinta laica in questo Paese – finalmente si allenta. Tiriamo un sospiro di sollievo. Anzi un sospiro di libertà. Un condizionamento culturale e politico, il nostro, che sconta certamente l’avere nel proprio seno la Chiesa, e che già in passato ha contrastato l’introduzione del divorzio, sagomando a lungo il diritto di famiglia ma soprattutto i diritti in generale. Perché la famiglia ha un ruolo centrale nella realizzazione di molteplici diritti.

Sarà un caso che tale ultima conquista coincida con il pontificato di un Papa comunque straordinario, nella sua laicità francescana, come Papa Francesco? Sarà un caso che coincida con il renzismo, dotato di ruggente alito riformatore (anche se ne attendiamo i fatti concreti)? 

Finalmente avremo la possibilità di divorziare senza dover scontare la “pena” dei 3 anni, con la decorrenza del termine breve già dalla notifica del ricorso. E’ previsto pure lo scioglimento della comunione dei beni quando il giudice autorizza i coniugi a vivere separati o al momento di sottoscrivere la separazione consensuale. Inoltre il cosiddetto ‘divorzio breve’ sarà applicabile anche ai procedimenti in corso.


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