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martedì 30 gennaio 2018

SetUp Contemporary Art Fair 2018. In mostra il progetto "Poesia Interrotta" di Enrico Fico e Simone Lingua, a cura di Tiziana Tommei.

POESIA INTERROTTA
Enrico Fico e Simone Lingua

A special project curated by Tiziana Tommei
For SetUp Contemporary Art Fair 2018

1 - 4 febbraio 2018
Palazzo Pallavicini - Bologna   


Poesia Interrotta è il titolo del progetto curatoriale presentato da Tiziana Tommei per la sesta edizione SetUp Contemporary Art Fair 2018 e incentrato su due artisti, Enrico Fico (Napoli, 1985) e Simone Lingua (Cuneo, 1981). In accordo con la mission di SetUp, fiera indipendente focalizzata sulla scena internazionale emergente, Tiziana Tommei propone l’opera di due artisti giovani, uniti in uno special project ideato sul tema dell’attesa, da essa intesa in chiave di antinomia. In particolare, la curatrice pone al centro una riflessione e scrive: «insita nell’attesa stessa è la logica della contraddizione: uno stato di apparente pax e stasi in cui in verità tutto scorre e che, in potenza, reca già in sé l’oggetto o evento in procinto di manifestarsi». Da questo punto muove la scelta di affiancare in mostra due artisti e insieme «due linguaggi artistici - e insieme due modi di vedere e concepire l’arte - molto distanti tra loro, se non addirittura assolutamente antitetici […] Da un lato il tono introspettivo e silenzioso, riservato ed emotivo, autobiografico ed ermetico del lavoro di Fico; dall’altro il carattere dinamico e programmato, estetico e scientifico, cinetico e ipnotico delle opere di Simone Lingua». Non per ultimo, il titolo del testo, “Poesia interrotta”, si rivela allineato con l’aspetto dell’antinomia e rafforzato in un ossimoro dalla dichiarazione aperta e diretta che apre lo scritto: «Ho sempre amato le attese».
In linea con la scorsa edizione della fiera, a cui aveva preso parte come Galleria 33, Tiziana Tommei torna quest’anno a partecipare alla fiera sostenendo il lavoro di Enrico Fico, artista candidato con l’opera WAX sia al premio SetUp che al premio Tiziano Campolmi. Accanto a questa conferma, una nuova proposta: Simone Lingua, nome emergente dell’arte cinetica e optical.
 

Enrico Fico presenta tre progetti inediti: WAX, Sótto pèlle e Selected Objects. Opere di piccolo formato, nelle quali la cera è assoluta protagonista. Anche in queste nuovi lavori, egli mantiene al centro della sua ricerca il rapporto tra immagine e testo: un nodo che egli non vuole sciogliere, ma indagare in ordine alla sua entità ed essenza. Selected Objects rappresenta la proiezione in formato di sculto-installazione di Ghiandole, collezione presentata lo scorso anno a SetUp. Se in queste opere sono (ancora) gli oggetti inanimati il vocabolo di espressione scelto, WAX e Sótto pèlle segnano nel percorso di Fico l’inizio di un’indagine rivolta alla figura umana. Con l’apertura di WAX l’artista sceglie per la prima volta come soggetto il corpo umano (e il ritratto) e in Sótto pélle si spinge oltre. Tiziana Tommei descrive come segue quest’ultimo progetto: «Immagini mentali di un corpo fisico. Frammenti astratti di nudo, scomposto, indagato e catturato, eppure non deducibile persino nella sua entità immanente. Ombre, profili e dettagli nella quali non viene restituito nulla di epidermico e dove tutto è sublimato. Ogni scatto trascende la realtà sensibile, la pelle e le membra, per divenire un fatto intimo e personale, volutamente non intellegibile».



Simone Lingua espone in forma di installazione una delle sue ultime sperimentazioni in ambito cinetico: la cupola. Plexiglass cromato e verniciato, 60 cm di diametro e 30 di profondità: attraverso questa nuova dimensione, l’artista studia i riflessi di grafiche geometriche diverse su di una superficie convessa, creando nuovi cinetismi, che vengono perfezionati con effetti optical. Come scrive Tiziana Tommei «Per capire veramente l’arte cinetica di Simone Lingua occorrerebbe seguirne tutte le fasi di creazione: dall’ideazione, alla progettazione fino alla realizzazione dell’opera. Noi vediamo il risultato di un processo molto complesso: esso muove da un’idea puramente astratta, che immediatamente dopo si traduce in segno grafico - disegno a mano libera - per poi prendere forma attraverso i materiali. […] Il fulcro di tutto è il riguardante, o meglio il suo sguardo. L’artista, nel corso dell’iter creativo, è chiamato continuamente a misurarsi con il punto di vista dello spettatore. Potremmo definirla un’empatia di sguardi, una relazione a tre, tra soggetto che osserva, autore e oggetto osservato […]. Si cerca, attraverso la sperimentazione, di sorprendere e catturare l’altro, di mantenere la sua attenzione, invitandolo a lasciarsi trasportare». 





Biografie
Enrico Fico è nato nel 1985 a Napoli. Vive e lavora ad Arezzo. Dal 2013 avvia l’attività espositiva, partecipando a mostre, festival e progetti site specific. Tra i progetti espositivi realizzati si citano: Albero, installazione site specific ideata e realizzata in collaborazione con Luca de Pasquale (Galleria 33, Arezzo, dicembre 2014); Dedicato a Sir J, Herschel, doppia personale a cura di Tiziana Tommei (Galleria 33, Arezzo, dicembre 2015 – gennaio 2016); Nyctophilia, doppia personale a cura di Tiziana Tommei (Galleria 33, Arezzo, novembre - dicembre 2016). Partecipa a Setup Contemporary Art Fair 2017 con Galleria 33, che lo presenta come artista under 35, candidando il lavoro À chacun son enfer al premio Setup artista under 35 con testo critico dedicato pubblicato su catalogo. Nel giugno del 2017 espone presso la Fortezza del Girifalco a Cortona nella mostra Take care, my love a cura di Tiziana Tommei. Partecipa inoltre alla seconda edizione di Art Adoption New Generation, esponendo a Palazzo Magini, a Cortona, dal 17 dicembre 2017 al 10 gennaio 2018. Dal 2014 il suo lavoro è seguito da Tiziana Tommei.
Simone Lingua è nato Cuneo nel 1981. Vive e lavora ad Arezzo. Gli esordi della sua carriera artistica sono legati alla pittura. I primi studi inerenti l'arte cinetica risalgono al 2010 e sono applicati alla progettazione in ambito architettonico per le facciate di Prada. Ha esposto in gallerie e spazi istituzionali, in Italia e all'estero. Tra il 2016 e il 2017 ha esposto al Pan di Napoli, al Louvre, al Castello Estense a Ferrara, alla Galleria Mirabilia a Reggio Emilia, a Palazzo Bentivoglio Gualtieri a Reggio Emilia, alla Galleria Accorsi a Torino, al Museo di Villa Mazzucchelli a Brescia, al Castello di Bratislava, alla Fondazione De Nittis a Barletta, al Castello di Sarzana, alla Galleria Idearte a Ferrara, al Museo Fondazione Sorrento e alla galleria TAG a Lugano. Nel luglio del 2016, Palazzo Gagliardi a Vibo Valentia, ha ricevuto il Premio come miglior opera concettuale. Di recente ha partecipato alla seconda edizione di Art Adoption New Generation, a Cortona. Tra i prossimi eventi espositivi si citano la personale presso la Galleria Idearte a Ferrara e la mostra Feel the Future ad Éléphant Paname a Parigi, entrambe in programma ad aprile 2018.

Informazioni tecniche
Poesia Interrotta
Enrico Fico e Simone Lingua
a cura di Tiziana Tommei

SetUp Contemporary Art Fair 2018
1 - 4 febbraio 2018
Palazzo Pallavicini
Via San Felice 24, Bologna
Spazio/Stand A6: Tiziana Tommei

Communication Manager:
Amalia Di Lanno

Preview
giovedì 1 febbraio, ore 20.00 > 24.00

Apertura al pubblico
giovedì, ore 21.00 > 24.00
venerdì e sabato, ore 16.00 > 24.00
domenica, ore 11.30 > 22.00

Ingresso € 7,00
Ingresso gratuito per i bambini di età inferiore a 7 anni

"Anonymous Portraits of Women”. L’universo femminile è protagonista della mostra del giovane fotografo Francesco Lo Bianco.

 
Mercoledì 31 gennaio 2018, alle ore 18.30, si terrà presso SPAZIOKAPPA32 (via Kramer 32, Milano) l’inaugurazione della mostra “Anonymous Portraits of Women”, del giovane fotografo e videomaker siciliano Francesco Lo Bianco.

“Anonymous Portraits of Women” propone una serie di ritratti di donna in bianco e nero o a colori. Nelle foto di Lo Bianco si percepisce una ricerca spasmodica di sensazioni, che vengono espresse in colori, contrasti, ombre, originati tutti nel tentativo di capire il senso intrinseco di un’immagine e volerla rendere reale; quasi consapevole della propria esistenza.
 

In un’epoca caotica come la nostra in cui l’immagine, appunto, racconta sempre più di oggetti messi in mostra; in cui la foto deve necessariamente “far vedere”, l’artista cerca uno spazio intimo tra sé e la propria arte; quasi a voler nascondere le proprie creazioni, più che a rivelarle. “La rivelazione, qualora vi fosse, appartiene al visitatore” - dichiara lo stesso Lo Bianco, ribadendo il proprio amore per l’immagine e la spinta, connaturata nell’essere umano, verso la comunicazione.

L’artista Francesco Lo Bianco sarà presente all'inaugurazione, avendo modo di interagire con i visitatori e di rispondere agli eventuali quesiti che gli verranno posti.
L’ingresso al pubblico è gratuito.

BIO
Nato a Catania nel 1982, Francesco Lo Bianco dimostra fin da bambino una spiccata sensibilità verso le arti visive e dello spettacolo. Frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia Siciliano (Midal cinematografica), indirizzo sceneggiatura, e realizza diversi cortometraggi e videoclip musicali. Matura, nel contempo, anche diverse esperienze nel campo della fotografia, della scrittura per immagini e nel video editing e inizia una collaborazione con la società Clctbroadcasting, di Palermo, per la stesura di diverse sceneggiature destinate a cinema e tv. Nel 2012 vince il premio Ciak Sicilia come migliore regista per il documentario “C’era una volta Angelo Musco” e nel 2013 partecipa al 68° festival di Venezia, fuori concorso, con il cortometraggio nella sezione industry trade expo, “Il dito sull’orologio”. Ha insegnato fotografia e montaggio audiovisivo presso l’ente di formazione Enfap di Catania  e montaggio video presso l’ente di formazione C&B, sempre a Catania. Nel 2016 si trasferisce a Milano dove lavora attualmente in ambiente televisivo.
 





"Anonymous Portraits of Women”
fotografie di Francesco Lo Bianco
 
SPAZIOKAPPA32, Via Kramer 32, 20129, Milano
 
INAUGURAZIONE: mercoledì 31 gennaio 2018, ore 18.30
PERIODO ESPOSIZIONE: 31 gennaio – 14 febbraio 2018
ORARI: lun-ven, h 15.00-19.00

INGRESSO LIBERO


lunedì 29 gennaio 2018

“Sospesa”. Alla Galleria STATUTO13 di Milano, la mostra personale di Lucia Fantoni, a cura di Massimiliano Bisazza.


Sospesa
Mostra personale di pittura di Lucia Fantoni
a cura di Massimiliano Bisazza
 
Opening:  21 febbraio 2018 dalle h 18,30 alle h 21,00
In mostra fino al 6 marzo 2018 mattino

Presso: Galleria d’Arte Contemporanea STATUTO13
Via Statuto, 13 (corte int.) – 20121 Milano

Apertura al pubblico: dalle h 11 alle h 19 dal martedì al sabato


L'arte della pittrice  Lucia Fantoni è maturata nel corso degli anni ed è frutto di un profondo percorso introspettivo, permeato da grandi sofferenze - come quella della malattia - che sono state l'elemento formativo della sua creatività.

Decisa ad esporre le sue tele per la prima volta, sceglie assieme al Curatore della mostra un preciso percorso espositivo cronologico:  tre periodi che partono da oltre dieci anni or sono e che ci conducono per mano in un viaggio conoscitivo, umano e creativo di una donna che ha saputo rafforzarsi nonostante le dure avversità della vita e incoraggiare con la sua arte chiunque si trovi in una situazione infausta e tormentosa.

Ciò che colpisce immediatamente nell'artista e che è evidente nei suoi quadri è la forza d'animo combattiva e la caparbietà nella lotta. Le pennellate nervose, materiche e vorticose; i colori intensi che spesso vogliono uscire dalla tela, sono l'eco di questo grande temperamento e il riflesso del suo fare arte.



Ispirata dalle cromie di Kandinskij e di Klee, coniuga la sua poetica nel  suo mondo interiore, che oscilla tra la figurazione e l'astrazione, dove inizialmente si avvertiva un prepotente bisogno di serenità e di tranquillità introspettive ma, in seguito, dipanava - e accade anche attualmente – verso un dinamismo, una tempestuosità che sono sinonimi di voglia di vivere e di voler gridare all'esterno e per l'eternità quanto sia imperante il desiderio di combattere e di estroiettare le proprie sensazioni.

Questo  complesso e articolato processo che si è succeduto nel tempo si evince chiaramente nelle opere di Lucia Fantoni, dove il rosso dei petali dei fiori è violento, dove le atmosfere astratte sono piacevolmente cadenzate da toni freddi e caldi, da bianchi e tocchi di pennello che altro non sono se non l'automatismo segnico e taumatorgico della propria arte..della propria vita.

Il ricavato delle vendite delle proprie opere andrà in donazione ad un' Associazione che si prodiga nella lotta contro il Parkinson e che coinvolge gli operatori del settore che si impegnano quotidianamente nella missione di migliorare la qualità della vita delle persone affette da questa terribile malattia. Fantoni con la sua arte e con questo gesto continua a stupire anche chi la conosce da poco tempo.

“Sospesa” vuole essere dunque la prima di molte e future attività che l'artista desidera promuovere. Lei che potrebbe sentirsi sospesa su un filo ma che con la sua tenacia e alacrità sa arrivare al cuore del fruitore con le sue opere d'arte, ricaricandolo di quella forza astrale, di quell'energia spirituale e vera che solo chi ha realmente sofferto può trasmettere con tale spontaneità e genuino sentimento filantropico. 



Per informazioni:

Cell. +39 347 2265227 (mart-sab h 11/19)

Area35 Art Gallery di Milano presenta “Renaissance Now. Mozes Incze e Alexandra Nadas”, a cura di Lena Ilona Orosz.


AREA35 Art Gallery
Milano, via Vigevano 35

Renaissance Now
Mozes Incze e Alexandra Nadas

a cura di Lena Ilona Orosz

31 gennaio - 1 marzo 2018
inaugurazione martedì 30 gennaio, ore 18.30 - 21.30


Area35 Art Gallery di Milano presenta “Renaissance Now. Mozes Incze e Alexandra Nadas” in esposizione dal 31 gennaio al 1 marzo e a cura di Lena Ilona Orosz.
La mostra nasce dalla volontà di Area35 di aderire al progetto BudArtPest, il cui obbiettivo è creare ponti culturali internazionali e nuove connessioni attraverso l'arte di artisti ungheresi e la comunità intellettuale mitteleuropea.

Gli artisti ungheresi Mozes Incze e Alexandra Nadas attraverso i loro lavori rappresentano le tradizioni culturali comuni tra Italia e Ungheria, in particolare il legame al Rinascimento e allo stesso tempo esprimono nuovi valori legati alla società internazionale, alla tecnologia iperconnessa e al mondo virtuale, elementi integranti della quotidianità attuale.

L'arte di Mozes Incze, basata sulla tradizione pittorica europea, propone corpi, luci e atmosfere che richiamano stili rinascimentali e classici in cui la descrizione degli elementi naturali è netta e dettagliata. All’interno dei suoi lavori interviene un ulteriore elemento, che domina la scena e che irrompe e minaccia il tradizionale binomio “Uomo e Natura”: si tratta del “Linguaggio Macchina”, strettamente connesso all’ambito computeristico, che vorace e feroce si avventa sui due cercando di divorarli e diventare una sorta di Iperuranio.
La natura non domina la scena anzi, spesso appare confinata in piccoli oggetti come vasi e coppe o la si scorge all'interno delle curve di un corpo, mentre la dimensione umana è talvolta evocata dal delicato cerchio di un nastro rosso che nel tempo è diventato la firma dell'artista.
Le ambientazioni ricreate all’interno delle opere di Mozes Incze sono soprattutto dimensioni cibernetiche, luoghi desolati, senza tempo e senza una precisa connotazione, disseminati di schermi led, cellulari, flash che aggiungono ulteriori significati alla composizione. Si tratta di spazi non identificati osservati attraverso un’interfaccia neurale, anello di congiunzione tra uomo e computer.
L'artista dipinge un'ipotetica ascesi umana sia biologica che spirituale che scaturisce dal rapporto a volte di schiavitù, a volte di complicità, con la nascente e ingombrante intelligenza artificiale.
È il contemporaneo quindi, con i suoi nuovi costumi e le sue relazioni cibernetiche, ad essere protagonista.
All’interno delle tele, meticolose descrizioni pittoriche si alternano a macchie caotiche e a gesti di scomposizione creativa: sostanze indefinite prendono il posto della forma solida e sembrano esseri viventi e palpitanti - come intenzionati a corrodere la superficie della tela - che catturano lo spettatore. I soggetti, spesso indaffarati nel loro lavoro, sembrano galleggiare in uno spazio che appartiene al reale tanto quanto al virtuale; strumenti elettronici come cavi usb e prese di corrente fanno capolino tra elementi di natura morta, il paesaggio è spesso ridotto al cameo di uno schermo acceso. Tutti gli elementi compositivi accentuano il contrasto tra i contenuti reali e quelli virtuali, sottolineando la narrazione di un mondo "ipertestuale".



Nelle opere di Alexandra Nadas il legame alla tradizione tecnica e stilistica del Rinascimento è molto evidente nella scelta dei materiali, tavole realizzate con colori ad olio e tempera e nei soggetti, paesaggi, architetture e ritratti. Tuttavia, l’artista interviene con soluzioni che mutano sostanzialmente i caratteri del passato per una lettura in chiave contemporanea. Gli elementi architettonici per esempio, pur essendo una presenza costante come nelle opere rinascimentali, sono reinterpretati in chiave lirica e narrativa. Case, stanze, piazze sono riprese dal quotidiano, dal comune, dall'intimo della vita di tutti i giorni, non sono più l'elemento archetipo di solidità e di fondazione. Questo ruolo viene ampiamente interpretato dal ritratto e in particolare dalle madonne profane, figure riprese dal passato, ieratiche e iconiche, maestose nella loro bellezza, misteriose e imperturbabili che diventano il centro dell'intera composizione.
L’artista crea scenografie legate al mondo reale, attraverso paesaggi contemporanei parzialmente trasfigurati e stralci di vita moderna, dove vengono inseriti elementi che suscitano stupore per la loro collocazione non consona ad un impianto tradizionale della scena.
Centro della ricerca di Alexandra Nadas è la lettura del presente attraverso il passato che trova espressione attraverso una stratificazione di differenti componenti: fisica, virtuale, mentale e spirituale.

Mozes Incze nasce nel 1975, si diploma alla Hungarian University of Fine Arts, è insignito di numerosi premi a livello nazionale fra cui il Koller prize nel 2011e l'Horvath Prize nel 2016. Presente nella scena artistica ungherese, soprattutto nelle prestigiose gallerie della capitale, ha fondato nel 1997 con altri artisti la Élesd Art Colony fornendo un importante contributo di qualità alla scena delle arti in Ungheria. Ha esposto in mostre personali e collettive, fra cui si ricordano anche quelle in Italia e in Svizzera, ricevendo riconoscimenti di talento a livello internazionale.
Alexandra Nadas nata a Budapest nel 1974, si è diplomata presso la Hungarian University of Fine Arts ed è attiva nel panorama artistico ungherese e internazionale. Dal 1996 ha partecipato a numerose esposizioni collettive e personali, in spazi pubblici e privati, ottenendo importanti riconoscimenti istituzionali.

Area35 Art Gallery di Giacomo Marco Valerio apre nel 2009 e si propone come polo culturale dell’arte italiana contemporanea a livello internazionale. La sua attività e la sua missione sono incentrate sulla creazione di ponti e scambi culturali tra artisti italiani e internazionali a livello multidisciplinare.
Dal 2018 la galleria, oltre al grande spazio espositivo, offre la Project Room, una sala dedicata alla promozione di giovani artisti emergenti volta ad un maggiore coinvolgimento del pubblico.
Fra le maggiori esposizioni si ricordano: nel 2010 Andy Warhol, dal 2011 la quinquennale ad Hangzhou in Cina con l’artista e professore emerito Luo Qi, nel 2014 Jacques Toussaint realizzata in collaborazione con l’Institut Français di Milano. Nel 2017 Area35 ha sostenuto e partecipato al progetto “Inclusioni” con la Diocesi di Massa, il Comune e la Regione Toscana realizzando l’esposizione di Paolo Topy e Federico Garibaldi.
Area35 ha dedicato numerose mostre personali ad artisti emergenti e consolidati quali Nino Alfieri, Giovanni Cerri, Barbara Colombo, Nicola Evangelisti, Gian Piero Gasparini, Pietro Gerenzani, Marco Mendeni, Ernesto Morales.
Cosciente della mutevole e frizzante situazione dell’arte internazionale Area35 realizza e promuove esposizioni in Italia e all’estero attraverso partecipazioni e collaborazioni con alcune gallerie internazionali di Ungheria, Polonia, Slovacchia e Spagna e con ambasciate e consolati di Argentina, Danimarca e Francia.

Coordinate mostra
Titolo Renaissance Now. Mozes Incze e Alexandra Nadas
A cura di Lena Ilona Orosz
Sede AREA35 Art Gallery, via Vigevano 35 - Milano   
Date 31 gennaio - 1 marzo 2018
Inaugurazione martedì 30 gennaio, ore 18.30 - 21.30
Orari mart - ven, ore 15.30 - 19.30
Mattina e sabato su appuntamento

Ufficio stampa
IBC Irma Bianchi Communication
Tel. +39 02 8940 4694 - mob. + 39 328 5910857 - info@irmabianchi.it
testi e immagini scaricabili da www.irmabianchi.it

Alla Galleria Francesco Zanuso di Milano, la mostra "Il surrealista riluttante. Opere di Kartick Chandra Pyne", a cura di Caterina Corni.


Galleria Francesco Zanuso
Corso di Porta Vigentina, 26 - Milano

PRESENTA LA PRIMA PERSONALE ITALIANA

KARTICK CHANDRA PYNE
Calcutta 1931-2017

IL SURREALISTA RILUTTANTE
a cura di Caterina Corni

7 FEBBRAIO / 28 FEBBRAIO 2018
INAUGURAZIONE MERCOLEDÌ 7 DALLE ORE 18.00 ALLE ORE 22.00
 

Quale conoscenza abbiamo dell’arte contemporanea indiana? Quali sono gli artisti che hanno popolato la scena dagli anni Settanta fino a oggi? Il bengalese Kartick Chandra Pyne è senza dubbio da annoverare tra i più prestigiosi. Nato nel 1931 nei sobborghi della fervida Calcutta, frequenta l’allora rinomato College of Arts and Crafts. Scuola dove, all’inizio del Novecento, diventa direttore Abanindranath Tagore, nipote di quel Tagore che fu premio Nobel per la letteratura nel 1913.
Calcutta, la Firenze d’Oriente. Città in cui nacque il rinascimento intellettuale bengali e che diede i natali ai più importanti esponenti dell’intelligentia indiana. Centro nevralgico di quella rivoluzione dell’arte che segnò il passaggio dalla tradizione alla modernità.
Per Pyne la pittura è azione vitale, dipinge incessantemente giorno e notte nel piccolo studio ricavato all’interno della sua abitazione. Predilige l’acquerello su carta di riso, diventa un eccellente maestro in questa tecnica, perché l’unica a suo avviso in grado di rendere quella dimensione onirica che inseguirà per tutta la vita. Pyne rompe con la pittura tradizionale indiana creando un linguaggio che si pone fuori da qualsiasi schema. Non vuole essere annoverato in alcun movimento artistico, concepisce il gesto del dipingere come dimensione intimistica pura. Sebbene corteggiato da critici, galleristi e collezionisti che giungono a Calcutta da diverse parti dell’India per acquistare le sue opere, Pyne seleziona meticolosamente gli acquirenti. Non gli interessa il mercato e non vuole farne parte. Continua a dipingere in modo quasi bulimico. Eccentrici animali, paesaggi ideali, torniti corpi femminili, alberi dai cui rami pendono bocche color rosso carminio come succosi frutti pronti per essere colti. Nel 1994 viene colpito da un attacco cerebrale che gli causa la paralisi di metà volto e conseguenti disturbi neurologici agli arti. Non smette di dipingere, allarga il suo studio occupando altre stanze dell’appartamento, situato in quella zona periferica ricca di stimoli e traboccante di vita. Nel 2005 una delle sue opere su carta “Bird in a cage” è battuta da Sotheby’s New York realizzando un prezzo di aggiudicazione ben oltre la stima. Pyne è nuovamente al centro dell’attenzione. Il telefono non smette di suonare, i mercanti d’arte si presentano direttamente sotto casa sua desiderosi di comprare almeno qualche disegno. Lui li fa entrare, offre dell’ottimo chai, si intrattiene con loro. Capisce che cosa realmente li spinge verso i suoi lavori, nulla a che vedere con la passione, quella vera, per l’arte. Si congeda e torna a dipingere. Loro se ne vanno a mani vuote. Kartick Pyne è sempre stato così, un po’ sognatore e anche un po’ ribelle. Ho avuto la fortuna di conoscerlo qualche mese prima che se ne andasse. I suoi movimenti erano ridotti al minimo e non potendo più dipingere aveva fatto appendere una serie di lavori sulla parete di fronte al letto, in modo da viverli quotidianamente. Era da tempo che volevo fare una sua personale a Milano, che sarebbe poi stata la prima a livello nazionale e internazionale. Gli chiesi se era d’accordo, mi rispose così: ”Certo, ma solo se mi porti!”.
Purtroppo Kartick Chandra Pyne non potrà essere presente, ma le sue opere saranno la sua voce e il suo sguardo.




Kartick Chandra Pyne nasce a Calcutta nel 1931, frequenta il College of Arts and Crafts dove consegue il diploma. Durante la sua carriera vince numerosi premi, per citarne alcuni: nel 1966, 1969, 1973 e 1976 il Fine Arts Award indetto dall’Accademia di Belle Arti di Calcutta e per due anni consecutivi, ossia nel 1973 e 1974, il Mahakoshal Kala Parishad Prize. E’ tra i 100 artisti selezionati per la celeberrima esposizione “Hundred years of Asian Art (1861-1961)” organizzata presso il Fukuoka Art Museum in Giappone. Partecipa a diverse mostre personali e collettive in India. Le sue opere sono esposte in musei quali la National Gallery of Modern Art (NGMA) di Nuova Delhi, il Govt. of West Bengal Gallery e Birla Academy of Fine Art and Culture. E’ presente in numerose collezioni private indiane ed europee, tra cui si annovera quella dell’Unesco.
Kartick Chandra Pyne muore a Calcutta il 17 settembre 2017.



Il surrealista riluttante
opere di Kartick Chandra Pyne
a cura di Caterina Corni

7 febbraio / 28 febbraio 2018
inaugurazione mercoledì 7 dalle ore 18.00 alle ore 22.00

Galleria Francesco Zanuso
Corso di Porta Vigentina, 26 - 20122 Milano
orari:
dal lunedì al venerdì dalle ore 15.00 alle ore 19.00
info:
francesco.zanuso@gmail.com
3356379291
galleriafrancescozanuso.com

venerdì 26 gennaio 2018

Lo stilista siciliano Santi Scatà veste l'anima rock di Alice Caioli, in gara alla 68^ Edizione del Festival di Sanremo tra le nuove proposte.


Quest’anno, alla 68^ Edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo, sarà lo stilista canicattinese Santi Scatà a vestire la giovane cantante messinese Alice Caioli in gara tra le Nuove Proposte con il brano “Specchi Rotti”.
Per lei lo stilista, in concerto con la stylist Silvana Matarazzo che ne cura il look e l'immagine, ha disegnato e realizzato una mini collezione ispirandosi alla tenacia e alla grinta della giovane donna siciliana.
Sono onorato che Alice abbia scelto me per un evento così importante come Sanremo, dandomi così la possibilità di calcare il prestigioso palcoscenico insieme a lei attraverso i miei abiti. Per Alice ho ideato un look raffinato ed elegante che si sposa con l’anima rock che la contraddistingue”.

Domenica 28 gennaio 2018, la cantante sarà ospite della trasmissione Domenica IN ed anche in questa occasione vestirà una creazione dello stilista Santi Scatà. 








Official Page



 

Al Teatro Elfo Puccini di Milano, dal 30 gennaio al 4 febbraio 2018, in scena la spettacolo "Aspettando Godot" di Samuel Beckett, regia Alessandro Averone.


30 gennaio/4 febbraio | sala Bausch

Aspettando Godot
di Samuel Beckett
regia Alessandro Averone
con Marco Quaglia, Gabriele Sabatini, Mauro Santopietro, Antonio Tintis, Francesco Tintis
produzione associazione cArt

 

«Quello che mi ha sempre affascinato in Beckett è la sottile e fine poesia che scaturisce dai sui testi. L’amore e la compassione per l’essere umano, costretto disperatamente alla ricerca di un senso. Il vagare su questa terra in perenne attesa di un gesto, di una parola che si faccia Verbo e indichi una via, una meta per colmare il mistero dell’essere qui e ora.
Nessun Dio. Nessuna metafisica. Si aspetta. Qualcosa di indefinito e sconosciuto. Si fa passare il tempo e si riempie uno spazio. Ci si aggrappa perdutamente a qualsiasi cosa ci ricordi che esistiamo e che siamo vivi. Si gioca, con quello che resta. Del mondo, dell’essere umano, delle parole.
Si resiste. Con affetto e violenza. Con quello che si è. Con tutti i nostri limiti. Stretti l’un l’altro».
Alessandro Averone


DALLA RASSEGNA STAMPA

«La bella messinscena ad opera di Alessandro Averone, attore e qui regista di un Aspettando Godot godibilissimo affidato non più a due clown/barboni maturi, bensì di più giovane età, credibili e bravissimi nel dare corpo a personaggi senza tempo costretti in azioni che si ripetono come su di una impietosa scacchiera senza via di uscita dove la paura di quell’abisso dell’anima reclama (in sordina) la voce di Dio.
Una regia sensibile e calibrata, un’ottima interpretazione – Marco Quaglia, Gabriele Sabatini, Antonio Tintis, Mauro Santopietro – che dosa sapientemente stupore, drammaticità, comicità e ironia, sono una buona garanzia per uno spettacolo che ci lascia con un senso di speranza dicendoci che la possibile salvezza in questo mondo, sta nell’aggrapparsi al contatto umano, a ciò che può legare gli individui. Sentimenti anche cercati disperatamente».
Giuseppe Di Stefano, Città Nuova


«Nel suo entusiasmante allestimento, Alessandro Averone rimane fedele al classico di Beckett, aggiungendovi un tocco di profonda sensibilità e delicata poesia, e animandolo di una forte attualità. I personaggi e la loro precaria condizione esistenziale sono specchio della società attuale e della nostra incessante incertezza, del continuo bisogno di trovare un senso al nostro vivere e al nostro essere nel mondo. Vladimiro ed Estragone siamo tutti noi che aspettiamo un dio, un gesto, una parola che si faccia verbo, un percorso, una destinazione che colmi il mistero del nostro esistere. Il capolavoro del teatro dell’assurdo si riscopre così fortemente attuale, e il regista lo illumina anche di un profondo barlume di speranza, un dolcissimo messaggio di salvezza, rappresentato proprio dal messaggero di Godot, interpretato in questo caso da un bambino, il bravissimo Francesco Tintis, simbolo di una nuova generazione, di un nuovo futuro, che potrà sopravvivere all’incertezza dei nostri tempi attraverso la veridicità dei sentimenti e la profondità degli affetti».
Maresa Palmacci, recensito.net



ALESSANDRO AVERONE
Classe 78. Piemontese. Diplomato all’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”.
Ha fatto parte del progetto triennale per il Teatro Eliseo “nuova compagnia dei giovani” lavorando sotto la direzione di Maurizio Scaparro, Marco Carniti e conclude il terzo anno con la commedia Metti, una sera a cena diretto da Giuseppe Patroni Griffi.
Successivamente inaugura il Globe Theatre di Roma come Romeo nel Romeo e Giulietta diretto da Gigi Proietti.  Scelto da Cesare Lievi per Fotografia di una stanza lavora per due stagioni con il Teatro Stabile di Brescia. Da questo momento inizia una lunga collaborazione con il Teatro Due di Parma entrando a far parte dell’ensamble permanente. Durante questi 7 anni affronta come attore 19 spettacoli  (diretto da W.Le Moli - G. Dall’Aglio, V. Bodo, R. Cavosi, F. Però, L. Muscato, M. Farau) e inizia anche la sua esperienza come regista mettendo in scena 4 spettacoli (tra cui  Così è, se vi pare e La visita della vecchia signora)
Viene scelto da Peter Stein per spettacolo colossal I Demoni tratto dall’omonimo romanzo di Dostoevskj. La collaborazione con Peter Stein è continuata con Il ritorno a casa di H. Pinter prodotto dal Teatro Metastasio e Der Park con il Teatro di Roma
Ha prestato la voce come protagonista in due radiodrammi RAI interpretando prima Tazio Nuvolari diretto da G. Compagnoni e poi Elvis Presley diretto da A. Barzini. Al cinema viene diretto da F. Carpi in Le intermittenze del cuore, da Anna Negri in Riprendimi, da T. Rossellini in Interno giorno.
In televisione ha partecipato a diverse fiction ed è stato protagonista per la RAI nel film tv Max & Helene diretto da Giacomo Battiato. Vince il premio della critica ANCT 2013 (associazione nazionale critici teatrali).Vince il premio Le maschere del teatro 2015 come attore emergente.
 

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30 gennaio / 4 febbraio, sala Bausch - Elfo Puccini, corso Buenos Aires 33, Milano - Martedì/sabato ore 19.30, domenica ore 15.30 - Info e prenotazione: tel. 02.0066.0606 -biglietteria@elfo.org - Prezzi: Intero € 32.50, Ridotto € 17, Martedì € 21,50 www.elfo.org

Arte Fiera 2018. Eidos Immagini Contemporanee propone il progetto "SEGNI: dalla mano alla luce. Hans Hartung e Bruno Di Bello".

Arte Fiera torna nel 2018 dal 2 al 5 febbraio con preview il primo febbraio. Sono 151 le importanti gallerie chiamate a trasformare i padiglioni 25 e 26 di BolognaFiere, a cui si aggiungono 30 espositori legati a editoria, grafica e creatività, per un totale di 181 presenze.
Pur mantenendo l’architettura costruita lo scorso anno, che ha ristretto il numero di partecipazioni in favore della qualità, Arte Fiera 2018 propone alcuni nuovi elementi. .

All’interno della Main Section, alcune gallerie ad esempio allestiscono piccole mostre personali di artisti che si ritengono particolarmente attuali, a prescindere dalla generazione a cui appartengono. Il concetto di ibridazione dunque non è solo quello semantico relativo alla fruizione dell’opera d’arte ma insieme alla trans-generazionalità è un’idea principe nell’arte contemporanea, sempre più chiamata a superare barriere e a stimolare confronti.

Eidos Immagini Contemporanee si propone così per questa edizione con il progetto SEGNI: dalla mano alla luce. Hans Hartung e Bruno Di Bello  isolando ed enfatizzando dei due autori opere dalla forte componente segnico gestuale. 

Per Hartung  un corpus di opere anni 40-60, dove il segno è agito quasi come un graffio sulla tela, per Di Bello con lavori anni 70, dove il segno è condotto dall'artista in maniera quasi performativa, ma trasmesso sulla tela emulsionata dalla luce, quindi paradossalmente in maniera del tutto immateriale. Per Hartung si pone l’accento sul periodo centrale della produzione del Maestro attraverso l’analisi di un rarissimo corpus di carte della fine degli anni 40 (le stesse su cui appuntò la propria attenzione la mostra della Tate Gallery a Londra nel 1996) e di tele anni 50 e 60 scelte privilegiando la conduzione quasi incisoria del segno. Il gesto che si apre ampio, l’incisione del segno che mai eccede in furori incontrollati, il colore ridotto a impasti morbidi eppure in grado di essere consustanziale al gesto contrappuntano in maniera specifica ogni decennio. 


 
Per Di Bello invece sono presenti le opere immediatamente successive all’esperienza della Mec Art (da lui sempre condotta in chiave più concettuale che pop, come momento di riflessione della pittura sulla pittura utilizzando paradossalmente anche il medium fotografico). Si tratta dei rari segni di luce o scritture di luce in cui l’artista in camera oscura agisce con una torcia luminosa davanti alla tela, affidando dunque alla luce la componente gestuale della sua ricerca. In Hartung la luce è lo "sfondo" che contrasta e dà rilievo al segno, in Di Bello il medium che fisicamente lo genera, una sorta di longa manus dell'Artista, parallela quasi al pensiero...
Due generazioni di Maestri "storici" a confronto su un tema molto forte della loro produzione, privilegiando nel percorso espositivo quel linguaggio contaminato che è uno dei temi conduttori del contemporaneo.




Eidos Immagini Contemporanee Hall 26 Stand B44
Quartiere Fieristico di Bologna | Ingresso Ovest Costituzione | Piazza Costituzione | Bologna
www.artefiera.it

Dal 2 al 5 febbraio 2018
preview a invito: 1 febbraio dalle 11 alle 21
2-3-4 febbraio dalle 11 alle 19
5 febbraio dalle 11 alle 17



"Sguardi e Luoghi". Alla galleria VS Arte di Milano in mostra le opere di Tarik Berber, Filippo Cristini, Max Gasparini e Tina Sgrò.

Tarik Berber

Sguardi e Luoghi

1 febbraio - 3 marzo 2018
inaugurazione mercoledì 31 gennaio, ore 18.30
 

La galleria VS Arte a Milano presenta dal 1 febbraio al 3 marzo la collettiva “Sguardi e Luoghi” che delinea, attraverso i lavori di quattro giovani artisti, Tarik Berber, Filippo Cristini, Max Gasparini e Tina Sgrò, un percorso figurativo contemporaneo incentrato sul binomio uomo e ambiente. Della figura umana, l’elemento cui viene rivolta maggiore attenzione è lo sguardo, come si evince dalle opere di Tarik Berber e Max Gasparini in dialogo con i luoghi, le architetture, gli spazi interni ed esterni rappresentati da Filippo Cristini e Tina Sgrò.

La tele di grandi dimensioni di Tarik Berber appartenenti alla serie Windsor Beauties ritraggono figure femminili la cui espressività è trasmessa soprattutto dai volti ed in particolare dagli sguardi o dalla loro negazione, occhi chiusi che comunicano stati d’animo. Le opere in mostra si ispirano ai ritratti della duchessa di York e delle sue amiche, realizzati da Sir Peter Lely, pittore olandese attivo in Inghilterra nella metà del Seicento, come si evince dai richiami ai drappeggi seicenteschi ripresi nei tessuti e negli abiti indossati. 



La donna è protagonista anche delle opere di Max Gasparini che dipinge volti in primo piano e corpi, il cui realismo e la raffinatezza del dettaglio creano un forte contrasto con i supporti utilizzati, materiali di recupero tra cui sacchi di juta, vecchie lenzuola, cartone, lamiere di metallo ossidate dal tempo. I ritratti in bianco e nero affiorano ad occhi chiusi dalla ruggine della lastra metallica come in Argentum o prendono forma a colpi di spatola dalle macchie della tela precedentemente immersa nel colore nero, come si osserva nell’opera Ariel che cattura lo sguardo sognante di una giovane donna. Numerosi sono i rimandi alla mitologia e all’alchimia, tematiche a cui Gasparini rivolge la sua attenzione anche con l’inclusione di elementi e simboli.

Nel percorso espositivo alla figura umana si affianca la rappresentazione dei luoghi nella loro accezione di spazio sia reale che astratto. 




Max Gasparini

Le grandi tele di Filippo Cristini caratterizzate dall'intensità del colore e da una spiccata matericità offrono visioni di spazi urbani, periferie, aree post-industriali e ambienti naturali, in cui la rappresentazione classica del paesaggio si fonde con quella dell’artista fatta di storia e ricordi. In mostra sono esposte opere d'ispirazione cinematografica come Il sogno Assiromilanese, una veduta urbana da cui emerge l'imponente architettura della Stazione Centrale di Milano, e La Zona, che raffigura un ampio spazio desertico ai confini della realtà. 


Orientati alla dimensione onirica sono invece i luoghi di Tina Sgrò, siano essi ambienti familiari o scenari tratti da immagini e fotografie, dove il tempo appare sospeso. Si tratta di interni di abitazioni, salotti, camere, luoghi che appartengono all’inconscio dell’artista e da lei rielaborati tramite la pittura, in cui la presenza umana si percepisce soltanto dalle tracce delle sue azioni. Dettagli, come la posizione di una sedia nell’opera Noia, e oggetti di uso quotidiano, ad esempio i bicchieri sul tavolo in Bollicine, suggeriscono il passaggio di una figura uscita dalla scena, lasciando allo spazio il racconto della sua esistenza.

Cenni biografici
Tarik Berber, nato in Bosnia nel 1980, a causa della guerra jugoslava si trasferisce con la famiglia in Italia, prima a Bolzano e in seguito a Firenze dove si diploma all’Accademia di Belle Arti; dagli anni 2000 espone in numerosi spazi pubblici e privati in Italia e all’estero. Tra le principali personali si ricordano quelle presso il Museo Nazionale Villa Pisani di Strà (2006), la Galleria Nazionale della Bosnia Erzegovina a Sarajevo (2015), la ArtMoorHouse a Londra (2015), Aria Art Gallery a Firenze (2017); partecipa inoltre a numerose collettive e manifestazioni. Vive e lavora a Londra.
 

Max Gasparini nasce a Rovato (Brescia) nel 1970, frequenta il liceo artistico e in seguito si dedica al restauro di opere d'arte. Dal 2007 espone in mostre personali e collettive e partecipa a numerose fiere d’arte nelle principali città italiane e internazionali. Si ricordano le personali presso la Rocca Sforzesca di Soncino (2008), Palazzo Oddo ad Albenga (2011), Palazzo Zenobio a Venezia (2012), la Kips Gallery a New York (2013), la Galleria 29 arte a Bergamo (2015) e la performance in diretta streaming curata da Angela Madesani in occasione della Giornata del Contemporaneo 2017. Le sue opere fanno parte di prestigiose collezioni pubbliche italiane.
 

Filippo Cristini, nato a Como nel 1989, si laurea in filosofia e frequenta lo studio dell’artista Giovanni Cerri. Dal 2009 partecipa a numerose collettive fra cui quella all’Istituto Italiano di Cultura di Osaka. Nel 2017 è presente con mostre personali presso la Galleria d’Arte Contemporanea Virgilio Guidi e Cortina Arte a Milano. Nello stesso anno sempre a Milano realizza la sua prima opera pubblica in occasione del rivestimento dei cantieri della metropolitana M4 ed espone nella collettiva alla Triennale. Vive e lavora a Milano.    

Tina Sgrò, nata a Reggio Calabria nel 1972, dopo aver conseguito il diploma di pittura presso l’Accademia di Belle Arti, nel 2003 tiene la sua prima personale a Milano alla Galleria Magenta 52 e in seguito espone con mostre personali e collettive in diversi spazi pubblici e privati. Tra le personali più recenti si ricordano quella nel 2016 alla Galleria MAG di Como e nel 2017 alla Galleria Febo e Dafne di Torino. È finalista e vincitrice di premi a livello nazionale e sue opere sono presenti in collezioni pubbliche. Vive e lavora tra Reggio Calabria e Milano. 



Coordinate mostra
Titolo Sguardi e Luoghi
Sede VS Arte, via Appiani 1 - 20121 Milano
Date 1 febbraio - 3 marzo 2018
Inaugurazione mercoledì 31 gennaio, ore 18.30
Orari martedì - sabato, ore 15.30 - 19.30
Ingresso libero
Info pubblico Tel. +39 335 8004220 - info@vsarte.it - www.vsarte.it

Ufficio stampa
IBC Irma Bianchi Communication
Tel. +39 02 8940 4694 - mob. + 39 328 5910857 - info@irmabianchi.it
testi e immagini scaricabili da www.irmabianchi.it

LXII Premio Basilio Cascella 2018, Aperte le iscrizioni. Tema della nuova edizione: la Ribellione.


Torna il Premio “Basilio Cascella”, dal 1955 uno dei Premi d’Arte, Fotografia e Pittura tra i più
prestigiosi d’Italia, la cui volontà è valorizzare l’arte contemporanea e crearne uno snodo creativo e
di riferimento, per esportarla in seguito nella rete internazionale artistica.

Tema della LXII edizione 2018: la Ribellione.

Cos’è, cari artisti, che opprime e assoggetta l’Arte? Quali sono le regole e le costrizioni cui
disobbedire, anche in un tempo in cui, apparentemente, agli artisti è permesso di fare (quasi) tutto
ciò che passa loro per la testa?
[…] Vi chiediamo l’atto supremo di ribellione: riportateci la bellezza, il sublime, la meraviglia e tutto
ciò che nei vostri sogni vi commuove e vi ispira.
Tutto ciò che rende l’arte tale e capace di vivere e parlare a tutti, escludendo il carrozzone di
ciarlatani che vende per arte ciò che arte non è.
La bellezza è ribellione
”.


Monica Seksich


Link diretto al bando: